Come si salvano i libri: la stampa digitale

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La stampa digitale ha reso virtualmente (è proprio il caso di usare questa parola…) eterni i libri.

Basta pensare a realtà come Project Gutenberg (ebbene sì: un Gutenberg digitale questo, non il “presunto” inventore della stampa di cui abbiamo parlato in un precedente post) o Google Books / Google Libri che stanno trasformando in dati digitali milioni di volumi.

Salvare la stampa… Su computer

da book a ebookEra il 1971 quando Michael S. Hart utilizzò il mainframe dell’Università dell’Illinois per salvarci, digitalizzandola, la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Nascevano così, in un colpo solo, il primo ebook della storia e appunto Project Gutenberg: un repository, come si dice, un “deposito digitale” di libri.

Project Gutenberg esiste ancora, e adesso contiene quarantacinquemila ebook gratuiti e altri centomila tramite partner e associati vari del progetto.

Google: il solito esagerato

Google è molto più giovane di Project Gutenberg: l’idea che ha rivoluzionato il modo di cercare informazioni e servizi in rete è del 1997 (e sta per compiere gli anni, visto che la data fatidica è il 15 Settembre).

Se c’è una cosa che riesce bene a Larry Page e Sergey Brin, inventori e fondatori di Google, che nel 1997 erano “solo” due brillanti studenti dell’Università di Stanford, è di pensare in grande: non stupisce quindi il fatto che su  Google Books / Google Libri i libri siano già alcuni milioni…

E la carta (stampata)?

Già: con la digitalizzazione è possibile salvare il “contenuto” dei libri, ma, ovviamente, non la loro forma.

Questo significa che la stampa su carta è veramente destinata a scomparire? E la sua scomparsa sarebbe soltanto un problema sentimentale, forse anche estetico (abbiamo già scritto del profumo della carta stampata e del rapporto tra stampa, rilegatura e arte), oppure ha anche istanze in campo culturale in senso lato, e commerciale?

Se “media” è plurale ci sarà un perché!

No, non è solo un problema estetico, di gioia dell’occhio o del… Naso. E, sì: i “nuovi” media stanno salvando le informazioni e cambiando il mondo dell’informazione, mentre questo non significa però dimenticarsi improvvisamente della realtà analogica, per così dire, che ci accompagna da sempre…

Se da un lato è necessario salvare ciò che è stato stampato perché “è” cultura, perché “è” storia , per adesso rinunciare a utilizzare la stampa nel contesto di una strategia di marketing (basta pensare per esempio a manifesti o roll-up) o di self branding (quantomeno il biglietto da visita – certo: se è creativo è meglio!) sarebbe semplicemente una scelta sbagliata.

Profumo della carta stampata  o no! 😉

Immagini: wikipedia.

 

 

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